PROGRAMMA

Il convegno si articola in 2 sessioni plenarie, 2 question time e 6 workshop di approfondimento.

VENERDì 5 APRILE | 10.00-12.30

PRIMA SESSIONE PLENARIA

  • Lo sviluppo delle emozioni: dati recenti dal mondo della ricerca di base

Marco Dondi (Università di Ferrara)

  • Gesti, segni e parole: lo sviluppo del linguaggio nel bambino

Graziella Tarter (Logopedista)

  • L’osservazione del bambino nel contesto dell'attività psicomotoria

Giuseppe Nicolodi (Psicologo, Psicomotricista, Terapista della neuropsicomotricità dell'età evolutiva, docente al Master di Psicomotricità integrata all'università di Bergamo)

  • Il bambino rappresentato

Marco Dallari (Docente di Pedagogia Generale e Sociale all'Università di Trento e di Storia del Picture Book all'ISIA di Urbino)

VENERDì 5 APRILE | 13.30-15.30

ATTIVITà DI APPROFONDIMENTO

Ogni partecipante può frequentare una delle due attività in contemporanea:

 

1. Emozioni e relazioni nella prima infanzia. Gestione della relazione educativa e sviluppo dell’autoregolazione emotiva nei bambini

Daniele Fedeli (Professore Associato di Pedagogia speciale, Università degli Studi di Udine)

Lo sviluppo emotivo, fin dai primi mesi di vita, avviene all’interno di un processo relazionale, che guida la costruzione delle emozioni come complessi fenomeni neurobiologici, psicologici e sociali. Grazie ai contributi di differenti discipline, abbiamo in gran parte superato una visione puramente idraulica o energetica delle emozioni. Piuttosto, attualmente, vengono considerate come schemi di conoscenza di sé e dell’altro, nonché come prima e fondamentale forma di autoregolazione da parte del bambino.

L’obiettivo del workshop è quello di analizzare: le più accreditate modellizzazioni delle emozioni e del loro ruolo nello sviluppo bio-psico-sociale dell’individuo; le principali tappe di sviluppo di tale processo; i possibili segnali di disagio e disarmonia evolutiva; le indicazioni per guidare positivamente lo sviluppo emotivo del bambino nei primi anni di vita.

 

2. Verso un nido inclusivo: come favorire e supportare gioco e comunicazione

Serenella Besio (Professore Ordinario di Pedagogia Speciale, Università degli Studi Bergamo), Daniela Bulgarelli (Ricercatrice TD, Università degli Studi di Torino), Nicole Bianquin (Assegnista di ricerca, Università della Valle d’Aosta)

Giocare per imparare o imparare a giocare? Negli ultimi anni sembra che si sia diffuso uno sguardo utilitaristico sul gioco, visto solo come via principale per insegnare al bambino, in modo divertente, abilità o competenze. In altre aree del globo, il gioco è addirittura messo in disparte nelle collettività dell’infanzia, guardato, quasi in modo ottocentesco, come necessaria valvola di sfogo di energie infantili eccessive.

Il workshop intende presentare un approccio innovativo al gioco, proposto “per il piacere del gioco”, declinato nelle sue possibili tipologie, sia cognitive che sociali, ed inteso come libero, divertente, continuamente arricchito dalla creatività del bambino che si relaziona con i pari, con gli adulti, con gli oggetti e i contesti. A partire da una breve introduzione del modello proposto e dei principi educativo-didattici che istituisce, il workshop coinvolgerà attivamente i partecipanti in attività esperienziali, gettando così le basi per la condivisione e la diffusione di una nuova cultura del gioco al nido, incentrata sul ruolo dell’adulto come promotore di gioco con caratteristiche inclusive e collaborative.

 

venerdì 5 aprile | 16.00 - 18.00

ATTIVITà DI APPROFONDIMENTO

Ogni partecipante può frequentare una delle due attività in contemporanea:

 

3. Genitori in difficoltà, bambini complessi: come intervenire

Paola Venuti (Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive, Università di Trento) e Simona De Falco (Professore associato in Psicologia dinamica presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive, Università di Trento)

I genitori spesso si trovano in difficoltà a gestire i bambini e le bambine; infatti i loro comportamenti, lo sviluppo, le loro caratteristiche e gli eventuali disturbi psicologici si comprendono meglio se si prende in considerazione il contenuto e la qualità delle relazioni che li legano alla loro famiglia e al loro ambiente. 

Nel workshop verranno trattate due tematiche principali: da una parte si affronteranno le genitorialità difficili a causa di problemi psico-sociali di uno dei due genitori e si esporranno alcune modalità di intervento utilizzate nel supporto a questi genitori. Dall'altra si parlerà di genitori con figli con problemi di neurosviluppo, che devono rivedere e riadattare completamente il loro modo di essere genitori. Verranno inoltre presentate modalità di intervento e risultati raggiunti in questo ambito.

 

Question Time 1. Modelli pedagogici ed educativi per favorire lo sviluppo del bambino

Introduzione e coordinamento: Massimo Baldacci (Ordinario di Pedagogia generale, Università Carlo Bo di Urbino)

Oggi si fa un gran parlare della pedagogia di Maria Montessori: quali sono le radici montessoriane in risposta ai bisogni dei bambini di oggi?  

Quinto Battista Borghi (Presidente della Fondazione Montessori Italia, docente presso l’Università di Bolzano)

Che ruolo ha la natura nelle esperienze di apprendimento dei bambini?

Irene Salvaterra (Fondazione Villa Ghigi, Bologna)

Qual è l'idea di bambino, l'idea di famiglia, l'idea di nido espressi nel Progetto Pedagogico dei nidi del Comune di Trento?

Magalì Pladys (Pedagogista presso il Coordinamento Pedagogico del Servizio Infanzia del Comune di Trento)

SABATO 6 aprile | 9.00 - 11.00

attività di approfondimento

Ogni partecipante può frequentare una delle due attività in contemporanea:

 

4. La Bientraitance nei servizi per l'infanzia: il ruolo del benessere di bambini e adulti

Paola Molina (Università di Torino, Dipartimento di Psicologia)

Bientraitance è un termine francese di difficile traduzione, ma è un concetto ampiamente presente in Italia nelle pedagogie del nido (Goldschmied, 1979, 1996; Szanto, 2014). Molto spesso però le esigenze di benessere di bambini (e adulti) vengono meno in relazione ad aspetti istituzionali, organizzativi e soprattutto ad abitudini consolidate e trasmesse in mancanza di riflessione.

Il workshop si propone di ricostruire le origini del concetto e di analizzarne il significato e le opportunità in relazione alle esperienze concrete delle/dei partecipanti, in particolare rispetto allo spazio delle routine quotidiane, dell’organizzazione della giornata e dei momenti di transizione.

 

5. contesti educativi 0-3 aperti ed inclusivi per favorire il potenziamento di tutte e di tutti

‚ÄčStefan Von Prondzinski (Psicopedagogista, libero professionista)

I primi tre anni di vita sono cruciali per lo sviluppo dei piccoli. La crescita corporea raggiunge la massima velocità e tutti gli organi sensoriali si attivano per captare gli stimoli provenienti dal mondo esterno e dal proprio corpo, alimentando così il cervello che, a tale età dispone di più connessioni neurali degli adulti, nonché della massima plasticità. Grazie alle costanti interazioni con il contesto mediante le azioni e le percezioni, le bambine ed i bambini fanno esperienza in ogni momento, ed ogni esperienza, incluse le emozioni ad essa correlate, modifica letteralmente la struttura fisica del cervello. Le caratteristiche e la qualità del contesto fisico, relazionale, sociale e culturale giocano un ruolo fondamentale per offrire a tutte le persone uno sviluppo il più armonico possibile fin dal principio.

Il workshop farà riflettere i partecipanti sulle caratteristiche e le qualità contestuali, capaci di sviluppare potenzialità di relazione, di autonomia, di creatività e di apprendimento in ogni persona, inclusa la persona con disabilità e/o con difficoltà nello sviluppo, rispettando la sua diversità, unicità ed autodeterminazione. Non verranno presentate ricette o metodi che forniscono “la risposta” alle domande del come, quando, quanto e per chi adattare e modificare il contesto, ma si cercherà di stimolare il dubbio sul perché delle proprie scelte educative.

 

sabato 6 aprile | 11.30 - 13.30

ATTIVITÀ DI APPROFONDIMENTO

Ogni partecipante può frequentare una delle due attività in contemporanea:

 

Question time 2. I segni dello sviluppo: riconoscimento e diagnosi precoce

Introduzione e coordinamento: Arianna Bentenuto (Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive, Università degli Studi di Trento)

Quali sono le strategie che si possono mettere in atto per il riconoscimento precoce dei bambini con disturbi dello spettro autistico?

Maria Antonella Costantino (Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano)

Il mio bambino ha due anni e ancora non parla. Mi devo preoccupare? A chi mi devo rivolgere?

Graziella Tarter (Logopedista)

Come si può concretamente attuare la proposta dell’attività psicomotoria al nido?

Giuseppe Nicolodi (Psicologo, Psicomotricista, Terapista della neuropsicomotricità dell'età evolutiva, docente al Master di Psicomotricità integrata all'università di Bergamo)

 

6. Al nido si legge! Lettori si diventa…dalla prima infanzia

Silvia Blezza Picherle  (Ricercatrice, docente Università di Verona), Luca Ganzerla  (Dottore di ricerca, docente Università di Verona)

Lettori si diventa e non si nasce: questo affermano in modo ormai conclamato le neuroscienze della lettura. Attraverso la selezione accurata di albi illustrati di qualità e metodologie operative dal chiaro sfondo teorico, è possibile, sin dall’asilo nido, creare, in forma embrionale, abitudini, atteggiamenti e comportamenti tipici del lettore.

Durante il workshop verranno presentati alcuni autori di eccellenza internazionale e nazionale, unitamente alle criticità molto diffuse in ambito editoriale e metodologico.

SABATO 6 APRILE | 14.30 - 16.00

SECONDA SESSIONE PLENARIA

  • "Il cervello dei genitori": madre e padre a confronto

Paola Venuti (Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive, Università di Trento)

  • “Ascoltare" la voce dei più piccoli per riconoscere le situazioni di fragilità

Valentina Calcaterra (Centro di Ricerca Relational Social Work, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)

  • La cura è una questione femminile? Sguardi di genere sulla relazione educativa

Irene Biemmi (Ricercatrice in Pedagogia generale e sociale, studiosa di Pedagogia di genere, Università di Firenze)