La mozione finale del Convegno

MIA PATRIA IL MONDO COME I PESCI IL MARE. DANTE ALIGHIERI

Siamo in quattromila, qui a Rimini, per l’undicesimo appuntamento Erickson: “La qualità dell’inclusione scolastica e sociale”.

Siamo insegnanti, dirigenti scolastici, studiosi, operatori sociali e sanitari, famiglie e associazioni, tutti legati da un orizzonte comune: il destino dell’educazione che pone al suo centro l’inclusione per tutti e per tutte e l’universalità dei diritti di cittadinanza e l’equità come valori centrali.

Ci lega, a 50 anni dalla sua pubblicazione, una frase della Lettera a una Professoressa di don Milani: “…tutti gli essere umani nascono eguali, se poi crescendo non lo sono più è colpa nostra e tocca a noi rimediare”.

Noi sentiamo, nella nostra professione e nella nostra etica, questa “colpa” come una responsabilità che ci riempie la vita di tutti i modi in cui quel “rimedio” milaniano deve essere realizzato.

Sono anche 40 anni dalla legge 517/77 che ha liberato la scuola dai nefasti modelli selettivi e conservatori per un’educazione che realizzi, in ogni aula e per ogni bambino/a, l’eguaglianza vera delle opportunità.

E, infine, siamo a 25 anni dal varo della legge 104/92 che ha dato sostanza e organicità alla realizzazione di un vero progetto di vita della persona con disabilità, integrando le azioni della famiglia, della scuola, del sociale, del lavoro.

L’epoca attuale sembra dominata in Europa e nel nostro Paese, dalla paura dell’altro e degli altri, dal risentimento a fronte di un futuro vissuto più come minaccia che come speranza.

Il tempo e lo spazio sembrano precari, si inventano frontiere, si costruiscono nuovi muri , sia fisici sia mentali.

La nostra società italiana, carica di storia, di umanesimo, di tolleranza e di inclusione, rischia di chiudersi in risentimenti e paure che separano, non accolgono e dividono.

Per queste ragioni consideriamo indispensabile prima di tutto che il Parlamento Italiano legiferi sul cosiddetto IUS SOLI o IUS CULTURAE, come rimedio di civiltà tale da sviluppare nel nostro Paese una serena convivenza tra tutte le nostre diversità.

Parliamo dei nostri alunni/e che vivono, giorno per giorno, l’avventura con noi dell’educazione.

L’inclusione, come universalità ed equità, è per tutti. Se non lo è, col tempo diventa per nessuno e si rischia il ritorno ad una società dove sopravvive il più forte.

In relazione ai nostri tradizionali temi sull’inclusività delle persone con disabilità e, più in generale, con  bisogni educativi speciali, sottolineiamo qui degli aspetti legati all’attuale fase storica, con alcune parole guida.

1 – MEDIAZIONE

Utilizziamo questa parola su due versanti.

  • Riconosciamo che negli ultimi anni, tra coloro che si occupano professionalmente di inclusione, sono sorti diversi punti di vista, diverse proposte, alcune volte divergenti. C’è del vero in ognuno dei punti di vista, ma c’è il rischio di una frantumazione e di un rallentamento della necessaria e continua ricerca della qualità.
  • Assistiamo oggi al crescere di una persistente conflittualità tra scuola e famiglie. Sembra si stia rompendo la tradizionale alleanza degli adulti basata sulla corresponsabilità. Il tema riguarda tutti ed è particolarmente doloroso quando riguarda bambini/e e ragazzi/e che avrebbero bisogno di condivisione da parte del mondo adulto.

2 – LA FORMAZIONE DI TUTTI GLI OPERATORI

Non vogliamo qui ripetere l’ennesimo elenco analitico delle questioni aperte sulla formazione dei docenti, dei dirigenti scolastici, dei collaboratori scolastici, degli educatori. Ci preme sottolineare il coraggio di una scelta radicale che nel nostro paese pare ancora impossibile:

  • considerare l’inclusione come tema trasversale e strategico fin dal primo esame di università, cioè come sottofondo comune di qualsiasi professione educativa;
  • considerare la formazione, sia generale che specialistica, come struttura che integri competenze, non che le separi producendo delega e distacco;
  • considerare la formazione in servizio di tutti, e tutti insieme, non solo come un dovere, ma come un’opportunità per la costruzione di una comunità professionale attiva e cooperante. In sostanza consideriamo necessario che ogni operatore dell’educazione sia sempre, e costantemente, capace di essere un professionista inclusivo.

3 – LA RESPONSABILITÀ, L’AUTONOMIA, LA CREATIVITÀ

È un’epoca questa nella quale sembra svilupparsi la deresponsabilizzazione, la delega, la solita frase “tocca a me” oppure “non tocca a me”. Dobbiamo dunque recuperare un positivo orizzonte di responsabilità.

  • La scuola siamo noi. Tocca a tutti, come comunità responsabile, progettare, agire, decidere. Questo significa, ad esempio, l’utilizzo delle norme come opportunità e non come vincolo divisivo. Vuol dire altrettanto realizzare l’autonomia scolastica come forza creativa di opportunità e flessibilità per tutti.
  • La scuola deve essere sempre luogo di ricerca, che eviti ridondanze e abitudini, deve cioè essere costantemente creativa in modo che i nostri alunni e alunne siano altrettanto creativi e autonomi.

4 – UNIVERSALITÀ ED EQUITÀ

È giunto per noi il momento di considerare il termine inclusione non come un atto sociale buonista né come un gesto di generosità. L’inclusione è un termine che sta dentro al principio di universalità che tocca tutti gli esseri umani, a prescindere dalla loro condizione personale. Non è dunque un tema a parte, né un settore specialistico, ma un tema che attiene alla civiltà essenziale per tutti nella nostra società.

L’universalità è possibile solo in una società equa. Equo è “non far parti uguali tra disuguali” e, perché no, “dare di più a chi ha di meno”. Per noi significa che in tema di welfare le risorse per l’equità vanno intese come investimento sul capitale sociale e non come una spesa assistenziale. Equità è dare a tutti l’opportunità di essere sé e di realizzare le proprie attese, le proprie potenzialità, i propri sogni.

INFINE UNA SORPRESA

Nell’epoca del risentimento, della xenofobia, dei nuovi confini, di nuove disuguaglianze, noi continuiamo a dirci , con umiltà, ma anche con orgoglio che “l’inclusione siamo noi, nessuno si senta escluso”, che l’inclusione è la nostra storia e il ponte che ci porta a l’unico futuro possibile.

Per questo motivo abbiamo trovato che le parole nella canzone “La storia siamo noi” di Francesco De Gregori rappresentino bene chi siamo e dove andiamo.

Ma c’è di più: vi preghiamo di cantarla tutti insieme, come degno corollario di questo intenso convegno.