Ambienti di apprendimento capaci di fare differenze

Abbiamo analizzato due esempi di ambienti apprendimento, in cui è prevista la possibilità che gli alunni facciano attività diverse in uno stesso spazio e tempo. I due ambienti scelti realizzano il principio dell’autodeterminazione in modo differente: vediamo nel dettaglio le caratteristiche.

Descriveremo e commenteremo qui due esempi di ambienti di apprendimento che mirano a creare le opportunità perché alunni diversi possano seguire percorsi diversi, nella condivisione di uno spazio comunitario comune. La prospettiva attraverso la quale li commenteremo è quella della Didattica Aperta, un approccio basato sull’idea che gli alunni possano imparare a fare scelte consapevoli rispetto al proprio percorso di apprendimento in un contesto scolastico che dia loro la libertà di determinare autonomamente aspetti come l’ordine delle attività, il tipo di attività, il tempo de dedicare a ciascuna, la possibilità di svolgerle in autonomia o con dei compagni.

Sullo sfondo vi sono due assunti:

  • il riconoscimento delle differenze individuali di ciascun alunno nell’apprendimento come normalità
  • la consapevolezza che per poter rispondere in modo efficace a tutte le differenze individuali, vi è bisogno di un ambiente di apprendimento che preveda la possibilità di scelta per gli alunni: non sarebbe infatti sostenibile pensare che sia l’insegnante a definire il miglior percorso possibile per ciascun alunno.

I due ambienti presentati nei video realizzano il principio dell’autodeterminazione in modo diverso. In entrambi è, però, comunque prevista la possibilità che gli alunni facciano attività diverse in uno stesso spazio e tempo.

Nel primo viene presentato un esempio più radicale, realizzato in Germania dall’insegnante Falko Peschel. Si tratta di un documentario in cinque parti che mostra il percorso di un anno di scuola in una classe che ha scelto di lasciare piena libertà di scelta ai bambini rispetto alle attività da svolgere, nella convinzione che è proprio nel vivere direttamente questa libertà che gli alunni possono sviluppare la capacità di portare avanti una propria progettualità e di autoregolarsi.

Il secondo ambiente—presentato da Marco Orsi in un video informativo in due parti—è, invece, quello della Scuola Senza Zaino. Senza Zaino non si rifà esplicitamente al principio di autodeterminazione della Didattica Aperta, ma crea un ambiente in cui l’autonomia e la responsabilità diventano centrali nell’apprendimento, in una cornice strutturata che apre ad alcune libertà per gli alunni, ma in modo meno radicale rispetto al modello proposto da Falko Peschel.

 

Gli spazi

Entrambi gli ambienti prevedono una forte revisione degli spazi di apprendimento. Attivare la possibilità di scegliere—in modo radicale o meno—implica una “decentralizzazione” dei processi di apprendimento. Nell’aula si sviluppano diversi centri da cui i diversi processi di apprendimento possono avviarsi e svilupparsi, in modo molto diverso da quello che accade per esempio in una situazione di insegnamento frontale dove, anche se in modo dialogato e partecipato, il processo è attivato e guidato dall’insegnante. In entrambi gli spazi, gli alunni hanno la possibilità di portare avanti in autonomia delle attività, portarle a termine con successo e farsi carico della responsabilità. Tutte e due le aule prevedono diversi spazi di lavoro ed angoli in cui gli alunni possono organizzarsi. Questa molteplicità di postazioni rappresenta, in modo coerente nello spazio, l’idea che ciascun alunno possa avviare un proprio percorso di apprendimento, responsabilmente e in autonomia.

 

I materiali

Allo stesso modo in cui l’ambiente di apprendimento diventa plurale, anche i materiali assumono nuove caratteristiche. In primo luogo, essi diventano accessibili: non sono quindi gestiti unilateralmente dagli insegnanti, ma sono organizzati in modo trasparente e messi a disposizione anche degli alunni. In entrambi gli approcci rappresentati, nelle aule si vedono scaffali, cassetti, mensole in cui gli insegnanti organizzano dei materiali e a cui gli alunni accedono direttamente. Una seconda caratteristica è il fatto che i materiali sono auto esplicativi. Solo se è immediatamente chiaro come questi vanno utilizzati o se sono accompagnati da indicazioni/istruzioni, l’alunno può davvero usarli autonomamente, senza aver bisogno—salvo in caso di difficoltà—di passare attraverso la mediazione didattica dell’insegnante. Un ulteriore aspetto interessante da considerare, molto visibile nella realizzazione più radicale di Falko Peschel, è l’autocostruzione dei materiali di apprendimento. In un contesto in cui gli alunni siano liberi di dare forma ai propri processi di apprendimento, anche la realizzazione di compiti, attività e materiali può partire direttamente da loro.

 

La comunità classe

La decentralizzazione dei processi di apprendimento e la possibilità di ciascun alunno di attivare un proprio unico e personale percorso di apprendimento accentua molto la dimensione individuale dell’apprendimento. Proprio questo garantisce una forte attenzione alle differenze individuali di ciascuno. Allo stesso tempo, si rischia che i processi di apprendimento portino ad isolamento e individualismo.

Per evitare tali derive, in entrambi gli approcci rappresentati si trovano delle strutture che invece sostengono lo sviluppo di una progettualità comunitaria che si interseca con quella individuale di ciascun alunno. Nella proposta radicale di Peschel ci riferiamo al cerchio: il momento del cerchio permette di regolare la vita insieme e di condividere i percorsi di apprendimento. Nella proposta di Senza Zaino, invece, le strutture sono almeno due: l’Agorà, in cui la classe si ritrova per fare attività tutti insieme, e i tavoli di gruppo, dove gli alunni svolgono le proprie attività sia individuali che di coppia o di piccolo gruppo, ma comunque sempre in prossimità dei compagni.

 

Il grado di autodeterminazione

Evidenziati i punti comuni delle proposte, dedichiamo ora una riflessione anche alla loro differenza maggiore, ovvero il grado di autodeterminazione. Nella proposta di Falko Peschel, la libertà di scelta dei bambini è molto ampia: all’arrivo a scuola, nel cerchio decidono e comunicano che cosa intendono fare, nella mattinata lavorano alla propria idea e a fine giornata presentano il proprio lavoro. L’insegnante fa proposte e offre aiuto, se richiesto. Nella proposta di Marco Orsi, invece, le attività sono gestite in autonomia da parte degli alunni, ma su proposta dell’insegnante. La libertà di scelta è quindi più ridotta e comunque collocata all’interno di una cornice organizzativa strutturata dall’insegnante.

Dal nostro punto di vista, perché l’autodeterminazione porti effettivamente gli alunni a compiere scelte responsabili rispetto al proprio percorso di apprendimento, è anche importante mettere a disposizione tanta libertà quanta è loro possibile gestire con consapevolezza. Ci sembra, quindi, utile immaginare che il setting di apprendimento possa, nel corso del tempo e di un percorso, offrire via via più libertà che cresca coerentemente allo sviluppo di competenze nella gestione della libertà da parte degli alunni.