Autovalutazione e progettualità nella scuola italiana

Grazie ai processi valutativi gli istituti possono rispondere al bisogno di rendicontazione rispetto ad alcuni obiettivi formativi definiti a livello nazionale e, allo stesso tempo, possono dotarsi di strumenti che sostengano le capacità di analizzare la qualità del processo e dei risultati e, di conseguenza, di promuovere un piano di miglioramento e sviluppo (Demo, 2017; Trinchero, 2014).

È evidente come la valutazione interna, che fa riferimento ai percorsi formativi degli studenti e alle strategie messe in atto dalla singola scuola per rispondere alle esigenze riscontrate, sia distinta dalla valutazione esterna, che persegue invece traguardi formativi ritenuti essenziali a livello di sistema, ma entrambe perseguono lo stesso scopo, ovvero quelli di migliorare il servizio educativo dell’istituzione scolastica (Capaldo e Rondanini, 2016).

Con il DPR n. 80/2013 è stato varato il Sistema Nazionale di Valutazione in materia di istruzione e formazione, concretizzatosi nel 2014 con la Direttiva n. 11 e la CM n.47, il quale ha dato avvio al procedimento di valutazione delle scuole, dei Dirigenti scolastici e dei docenti. Si è trattato di una tappa lungo un ben più articolato percorso in materia di autonomia e valutazione che può essere così schematizzato:

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Oltre delle già citate Prove INVALSI, l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione e formazione si è dunque dedicato anche all’autovalutazione, cominciando dal progetto VALeS, per il quale, tra il 2012 e il 2015, trecento scuole italiane sono state sostenute nella stesura di un rapporto di autovalutazione che tenesse in considerazione i dati di valutazione esterna provenienti dalle Prove. Grazie a quest’esperienza, fra gli anni 2014 e 2015 sono stati resi obbligatori il Piano di Miglioramento e il Rapporto di Autovalutazione, inteso come «stimolo alla riflessione continua, con il coinvolgimento di tutta la comunità scolastica» (dagli Orientamenti per il Rapporto di Autovalutazione).

Il modello del Rapporto, come si evince dalla schematizzazione, è composto da cinque sezioni, ognuna descritta in apposite aree, ulteriormente articolate in indicatori, domande guida, opportunità e vincoli, etc.

Per quanto riguarda le prime tre parti, ovvero contesto, esiti e processi, si può affermare che al centro del processo valutativo vi siano gli esiti i quali vengono influenzati, positivamente o negativamente, dal contesto e dai processi intesti come vincoli, opportunità, criticità o punti di forza. La successiva fase di definizione delle priorità di miglioramento, poi, si lega propriamente alla valutazione degli esiti.

Benché il RAV getti le basi per una cultura autovalutativa partecipata della scuola, il tutto viene troppo spesso ridotto a un momento di compilazione formale a carico del Dirigente scolastico e dei pochi insegnanti che fanno parte del Nucleo di Autovalutazione. È quindi essenziale cercare di evitare di incorrere nel rischio di ridurre il RAV a un documento burocratico-formale per far sì che diventi generatore di azioni di miglioramento condivise all’interno di un percorso di riflessione partecipato. Come vedremo prossimamente, l’Index per l’inclusione, con il suo fondamento valoriale e il coinvolgimento di tutto il corpo docenti, delle famiglie e degli alunni, può essere un ottimo supporto in tal senso (Damiani e Demo, 2016).

 

Riferimenti bibliografici:

  • Capaldo N. e Rondanini L. (2017). Dirigere Domani. Trento: Erickson.
  • Capaldo N. e Rondanini L. (2016). Avvertenze Generali. Trento: Erickson, https://concorsi.erickson.it/ConcorsoScuola2016/
  • Damiani P. e Demo H. (2016). Il Rapporto di Autovalutazione (RAV) e l’Index per l’inclusione: Una sinergia possibile. «Italian Journal of Special Education», vol. 4, n. 1.
  • Demo H. (2017). Applicare l’Index per l’inclusione: Strategie di utilizzo e buone pratiche nella scuola italiana. Trento: Erickson.
  • Trinchero R. (2014). Il Servizio Nazionale di Valutazione e le prove Invalsi: Stato dell’arte e proposte per una valutazione come agente di cambiamento. «Form@re – Open Journal per la formazione in rete», vol. 14, n. 4.