“Favole cosmiche” per educare all’altro

Ora, evitare i conflitti è compito della politica, costruire la pace è compito dell'educazione.” Maria Montessori

La società di oggi è caratterizzata dalla presenza simultanea di culture molto diverse tra loro il cui incontro può essere fonte di arricchimento reciproco. In tale scambio, l’educazione, che non può limitarsi e richiudersi su se stessa, assolve a un compito davvero fondamentale per il futuro, ovvero quello di mediare fra le diverse espressioni culturali e di promuovere il dialogo. Il percorso a cui ogni docente può dare avvio è composto da diversi momenti che portano ad apprezzare la multiculturalità, a superare il pregiudizio, a essere cittadini del mondo, alla pari dell’”altro”, senza perdere la propria identità.

Sin dall’infanzia, i bambini dimostrano curiosità verso l’”altro”, sono pronti, attraverso la loro vivida immaginazione e fantasia, a nutrirsi della cultura del mondo, soprattutto se adeguatamente sollecitati in modo che possano coniugare lo stupore, legato alla scoperta di elementi affascinanti, alla conoscenza di fenomeni reali.

Lungo questo cammino, gli studenti acquisiscono, attraverso l’esperienza scolastica ed extra-scolastica, gli strumenti teorico-pratici per approfondire la conoscenza di sé e dell’altro e dei valori della propria cultura e delle varie culture con cui entrano in contatto. Per una coesistenza pacifica di tutti gli esseri umani, secondo quanto sostenuto da Maria Montessori, andrebbero soddisfatte due necessità: la consapevolezza dell’interdipendenza e il senso di gratitudine che deriva da tale consapevolezza.

Fra gli strumenti che possono favorire questo processo vi sono le “Favole Cosmiche” elaborate da Maria Montessori con l’obiettivo di guidare i fanciulli nella loro esplorazione dell’universo e della sua unità. “Cosmico”, in questo contesto, significa propriamente “completo, olistico, propositivo” e l’”Educazione Cosmica” si propone di andare oltre la semplice trasmissione di conoscenza per abbracciare lo sviluppo dell’intera persona e dei suoi valori.

Nella scuola primaria, l’Educazione Cosmica può essere introdotta attraverso cinque “grandi lezioni”, o “favole”, per l’appunto, che rappresentano degli input in grado di attivare la fantasia degli studenti e che consentono di correlare fra loro le singole discipline. Tradizionalmente, le cinque lezioni riguardano:

  1. la nascita dell’Universo e della Terra
  2. la comparsa degli esseri viventi
  3. la comparsa degli esseri umani
  4. la storia della scrittura
  5. la storia dei numeri

Ogni favola è costruita con l’intento di stimolare l’immaginazione del bambino e di suscitare il suo entusiasmo e la narrazione permette di stabilire naturalmente connessioni fra i vari elementi presi in considerazione e di andare oltre le superficiali differenze culturali, fino ad arrivare alla comprensione che tutti gli esseri umani, così come tutte le creature, sono spinti dagli stessi bisogni e guidati dalle stesse leggi di natura.

Prendiamo in considerazione, in particolare, un passaggio della favola “Iddio che non ha mani”.

 

Fin dall’inizio, gli esseri umani erano a conoscenza dell’esistenza di Dio. Potevano sentirlo, ma non potevano vederlo, e da sempre si sono chiesti, nelle loro diverse lingue, chi fosse e dove si trovava. Domandavano ai loro saggi: “Chi è Dio?”. E i saggi rispondevano: “È il più perfetto degli esseri”.

“Ma che aspetto ha? Ha un corpo come noi?”.

“No, non ha un corpo. Non ha occhi per vedere, non ha mani per lavorare, non ha piedi per camminare, ma vede e sa tutto, anche i nostri pensieri più segreti”.

“E dove sta?”

“Sta in cielo e sulla Terra. Egli è ovunque”.

“E cosa può fare?”

“Ciò che vuole”

“Ma cosa ha fatto effettivamente?”

“Ciò che ha fatto, è tutto ciò che è accaduto. Egli è il Creatore e il Maestro che ha fatto tutto, e tutto ciò che ha fatto obbedisce alla sua volontà. Egli si prende cura di tutti e a tutti provvede, e mantiene la sua creazione in ordine e armonia. In principio c’era solo Dio. E dal momento che completamente perfetto e completamente felice, non c’era nulla di cui avesse bisogno. Eppure, per sua bontà, decise di creare e di porre in essere tutto ciò che è visibile e tutto ciò che è invisibile. Uno dopo l’altro fece la luce, il cielo e la terra, con le sue piante ed i suoi animali. Per ultimo fece l’uomo. L’uomo, come gli animali, è stato fatto con sostanze della terra, ma Dio lo ha reso diverso dagli animali e simile a se stesso, perché gli respirò dentro un’anima immortale”.

A questa risposta, molti pensarono che questo racconto fosse solo una fantasia dei saggi. “Come potrebbe, qualcuno che non ha occhi e non ha mani, fare le cose? Se è uno spirito che non può essere visto, o toccato, o sentito, come può aver fatto le stelle che brillano in cielo, il mare che è sempre in moto, il sole, le montagne e il vento? Come può uno spirito creare gli uccelli e i pesci e gli alberi, i fiori e il profumo che diffondono intorno a loro? Forse sarebbe stato in grado di fare le cose invisibili, questo sì, ma come può aver creato il mondo visibile? Certo, è una bella storia, ma come fanno i saggi a dire che è ovunque e vede dentro di noi? Dicono che è il Maestro a cui tutto e tutti obbediscono, ma perché dovremmo crederci? Se noi che abbiamo le mani non siamo in grado di fare queste cose, come potrebbe esserci riuscito qualcuno che non le ha? E come possiamo credere che gli animali, le piante o i sassi obbediscono a Dio? Gli animali selvatici non fanno quello che si chiede loro, come possono essere obbedienti a Dio? E come possono i venti, il mare, le montagne? Possiamo gridare e urlare e agitare le braccia verso di loro, ma loro non ci possono sentire, non sono vivi e non possono obbedirgli. Dio c’è e basta.”

Sembra davvero che Dio ci sia e basta. A noi che abbiamo le mani, ma non possiamo fare le cose che fa lui, può sembrare che ci sia e basta. Ma come vedrete, tutte le cose che esistono, che abbiano vita o meno, e anche se non fanno nulla a parte esserci, obbediscono alla volontà di Dio. Le Creature di Dio non sanno che stanno obbedendo. Alle cose inanimate basta esistere. Ai viventi basta sopravvivere. Eppure ogni volta che un venticello fresco vi accarezza la guancia, se potessimo sentire, sentiremmo la sua voce dire: “Obbedisco al Signore”. Quando il sole sorge al mattino e sparge i suoi colori sul mare cristallino, il sole ed i suoi raggi stanno sussurrando: “Mio Signore, obbedisco”. E quando vediamo un uccello in volo, o la frutta che cade da un albero, o una farfalla in equilibrio su un fiore, gli uccelli e il loro volo, l’albero e il frutto e il suo cadere a terra, la farfalla e il fiore e il suo profumo, tutti ripetono le stesse parole: “Ti sento, mio Signore, e ti obbedisco”.

All’inizio c’era il caos e l’oscurità regnava sull’abisso. Dio disse: “Sia luce”, e la luce fu. Prima di allora c’era solo uno spazio immenso e profondo, senza inizio e senza fine, indescrivibilmente buio e freddo. Chi può immaginare tutta questa immensità, tutta questa oscurità, tutto questo freddo? Quando noi pensiamo al buio, pensiamo alla notte, ma la nostra notte è luminosa come il sole di mezzogiorno, confrontata a quella prima oscurità. Quando pensiamo al freddo, pensiamo al ghiaccio. Ma il ghiaccio è caldo, se lo confrontiamo col freddo dello spazio che ci separa dalle stelle…

In questo vuoto incommensurabile e oscuro è stata creata la luce. Era qualcosa di simile a una grandissima nube di fuoco, che comprendeva in sé tutte le stelle che sono in cielo.

L’intero universo era in quella nuvola, e tra le stelle più piccole, c’era anche il nostro mondo.

 

Come si può evincere leggendo il brano, si tratta di un testo a chiaro stampo cattolico-occidentale. Non è, tuttavia, privo di concetti universali, quali l’interrogarsi rispetto all’esistenza di un’entità altra, la bontà e l’ordine del cosmo o la contrapposizione di luce e oscurità, su cui l’insegnante può focalizzare l’attenzione. Per rendere il testo accessibile a studenti provenienti da diverse culture e religioni, inoltre, il docente potrebbe sostituire la parola “Dio” con altre che possono veicolare il medesimo significato: forza vitale, spirito, Natura, etc. In questo modo, la Favola Cosmica non perderebbe il suo intento narrativo e riuscirebbe a stimolare il dialogo fra tutti i bambini, indipendentemente dalla cultura di provenienza, sui grandi e fantastici misteri dell’universo e a far crescere in loro la consapevolezza che siamo tutti parte di un unicum più grande.