Verso una giustizia sociale come equità

“Equità non significa che ciascuno ottiene la stessa cosa. Equità significa che ognuno ottiene ciò di cui ha bisogno.” Rick Riordan

La scuola, così come la giustizia, è fondata sul principio di uguaglianza: tutti gli studenti/cittadini sono uguali davanti alla stessa scuola/legge. Tuttavia, citando don Milani, «non c’è peggiore ingiustizia che fare parti uguali tra disuguali». E come lui, molti altri studiosi (Sen, 2010; Nussbaum, 2007; Sapon-Shevin, 2003; Rawls, 2002) ci ricordano come la giustizia sociale non può basarsi solo sul concetto di uguaglianza, bensì dovrebbe arricchirsi del principio di equità, ovvero del “fare differenze” positive e del gestire le risorse in modo differente al fine di supportare ciascuno studente perché abbia una reale opportunità di successo, al pari di tutti gli altri.

Si tratta di seguire un percorso di trasformazione dal “siamo tutti uguali”, passando attraverso il “siamo tutti diversi”, per giungere al “siamo diversi e uguali”, in quanto si applicano i principi della differenziazione per creare uguaglianza.

Si tratta sicuramente di un percorso difficile da seguire, sia da un punto di vista culturale che da un punto di vista comunicativo—a volte vengono riportate delle lamentele relative a delle “ingiustizie” in quanto si presuppone che la giustizia si rifletta in un’uguaglianza perfettamente distributiva—ma anche di un percorso necessario poiché riduce la marginalizzazione e compensa le differenze.

La promozione della giustizia sociale come equità crea, nella scuola, le condizioni per:

  • migliorare i risultati di apprendimento degli alunni, soprattutto di quelli con maggiori difficoltà;
  • migliorare le strutture scolastiche in termini di accessibilità, funzionalità e partecipazione sociale;
  • migliorare le competenze inclusive degli insegnanti e la cultura inclusiva a livello di scuola e comunità territoriale.

Un ruolo fondamentale, nella promozione della giustizia sociale come equità a scuola, è rivestito dal Dirigente scolastico, anche chiamato, nel filone di ricerca relativo alla Social Justice Educational Leadership, “Social Justice Leader” (Theoharis, 2007). Fra gli altri citati, alcuni degli interessi fondamentali per un Social Justice Leader sono:

  1. l’attribuzione di un valore significativo alle differenze e la diffusione del rispetto culturale per esse;
  2. la chiusura di iniziative didattiche “speciali” e marginalizzanti;
  3. il rinforzo degli aspetti essenziali del curricolo e la garanzia che tutti gli alunni vi abbiano adeguato accesso;
  4. la realizzazione dello sviluppo professionale in modo collaborativo e sensibile ai temi culturali inclusivi;
  5. la garanzia che tutti gli alunni, anche quelli con le difficoltà più importanti, abbiano le stesse ricche opportunità di apprendimento e partecipazione dei pari;
  6. la garanzia che ogni alunno abbia successo e che affronti in modo collaborativo, con gli insegnanti, le sfide educativo-didattiche;
  7. la garanzia che tutti i dati raccolti siano analizzati attraverso le lenti dell’equità.

In conclusione, per raggiungere la giustizia sociale come equità a scuola, non serve far altro che rispettare e valorizzare la diversità, la dignità e i diritti di tutti.

 

Riferimenti bibliografici

  • Ianes D. e Cramerotti S. (2016). Dirigere Scuole Inclusive. Trento: Erickson.
  • Nussbaum M. (2007). Le nuove frontiere della giustizia. Disabilita, nazionalita, appartenenza di specie. Bologna: Il Mulino.
  • Rawls J. (2002). Giustizia come equita. Una riformulazione. Milano: Feltrinelli.
  • Sapon-Shevin M. (2003). Inclusion: A matter of social justice. In ≪Educational Leadership≫, vol. 61, n. 2, pp. 25-28.
  • Sen A. (2010). L’idea di giustizia. Milano: Mondadori.
  • Theoharis G. (2007). Social justice educational leaders and resistance: Toward a theory of social justice Leadership. In ≪Educational Administration Quarterly≫, vol. 43, n. 2, pp. 221-258.