Cosa è giusto e cosa non lo è?

“La giustizia è qualcosa o niente del tutto?” Socrate.

In una delle sue opere più complesse, la Repubblica, Platone necessita di nove libri per rispondere alla domanda “che cos’è la giustizia?” postagli da Trasimaco, sofista dell’opinione che la giustizia non sia altro che “l’utile di chi detiene il potere”.

Da sempre ci si è interrogati circa la natura e l’essenza della giustizia, un valore così fondamentale per la società umana, tant’è che tutt’oggi diversi gruppi di studenti e docenti danno vita a numerose iniziative, di matrice filosofica, relative al tema della “giustizia”.

Ne sono un esempio il percorso di studio e approfondimento didattico, dal titolo “Le radici della giustizia”, attuato nell’anno scolastico 2015-2016, ad opera della Bottega di Filosofia o, ancora, la serie di eventi, chiamati “Classici Contro”, organizzati, con il supporto di docenti, giornalisti e giuristi, dagli studenti dell’Università Ca’ Foscari che, attraverso pièce teatrali e spettacoli musicali, parleranno, per tutto l’arco del 2018 e in diverse province d’Italia, di un tema così attuale.

Spesso, non è facile capire cosa sia giusto e cosa non lo sia. L’idea di giustizia si è evoluta molto nel corso dei secoli, fino a diventare la virtù massima a fondamento dell’odierna società. Ma se pensiamo agli antichi greci, ad esempio, l’idea di giustizia veniva associata ad altri valori, quali la pace, l’amicizia e il pudore.

Come possiamo, dunque, spiegare il senso di un concetto così complesso, ma allo stesso tempo così poco definito, come quello di “giustizia”, agli studenti?

Eco (2017) sostiene che la riflessione filosofica stimola l’esercizio del pensiero al punto che “vale la pena praticare la riflessione filosofica così come vale la pena di fare ginnastica.” A tal proposito, Luca Mori (2018) suggerisce un percorso, guidato dall’adulto, in cui, partendo da un problema o da una domanda, gli alunni possono dapprima analizzare ciò che hanno detto i grandi pensatori in merito al tema, e successivamente avere lo spazio di discutere, confrontarsi ed esprimere le loro ipotesi e intuizioni.

L’atteggiamento dell’adulto dovrebbe essere “favorevole al filosofare”, ovvero, anziché dare una risposta netta alle domande dei bambini (anche il “non esiste risposta” è una risposta e smorza, al pari di qualsiasi altra, la spinta all’esplorazione e alla generazione autonoma di ipotesi), dovrebbe mantenere aperta la domanda e invitare i giovani a esprimersi.

Il percorso, poi, non si dovrebbe concludere con la risposta degli studenti, bensì proseguire con altre attività, ad esempio legate a discipline attinenti, ad altre domande filosofiche o, ancora, ad esperienze di vita reale.

Riportiamo, come esempio, il percorso suggerito da Mori, nel libro Giochi filosofici, relativamente al senso di giustizia.

 

 

Riferimenti bibliografici

Eco U. (2017). Perché la filosofia? In U. Eco e R. Fedriga, La filosofia e le sue storie, vol. 1, L’antichità e il Medioevo, Roma-Bari: Laterza.

Mori L. (2018). Giochi filosofici. Trento: Erickson.