Pregiudizio e… orgoglio sessuale

“La cosa importante non è l’oggetto dell’amore, è l’emozione dell’amore.” Gore Vidal

Nonostante la maggior consapevolezza rispetto alle tematiche legate all’orientamento e all’identità sessuale, nonostante gli interventi legislativi e l’attività svolta dalle associazioni, ancora proliferano episodi di bullismo, odio, violenza, omofobia e transfobia nei confronti della comunità LGBT. Anche in questo caso, occorre educare alle differenze e lo si può fare partendo dalla scuola.

Nel corso della storia, il concetto di sessualità degli individui è passato attraverso diverse fasi: dalla dimensione silenziosa regolata da un codice morale-dottrinale—per il quale ogni devianza dal rapporto eterosessuale, entro i confini del matrimonio e finalizzato alla procreazione, rappresenta un disordine etico e sociale—alla concettualizzazione medica—secondo la quale, invece, ogni devianza rappresenta un comportamento fisiologicamente non sano—arrivando, infine, a una visione della sessualità come costruzione sociale, la quale ha trovato espressione compiuta solo a partire dagli anni ’60 del Novecento grazie anche al fatto che proprio in quel periodo sono nati i movimenti femminista e LGBT (Selmi).

È alle scienze sociali, dunque, che dobbiamo la definizione della sessualità quale “costruzione sociale”, come pluralità di esperienze, pratiche e identità umane, le cui rappresentazioni e le cui pratiche variano al variare dell’organizzazione e del contesto sociale.

Lo sviluppo dell’orientamento sessuale, ovvero la tendenza ad essere attratti da persone dello stesso sesso (orientamento omosessuale), di sesso opposto (orientamento eterosessuale) o di entrambi i sessi (orientamento bisessuale), è un processo che comincia durante la tarda fanciullezza o nella prima adolescenza e che è influenzato sia da fattori genetici e biologici che da fattori contestuali.

Ma, come ha ben dimostrato Alfred Kinsey in alcuni studi condotti tra il 1948 e il 1953, le categorie in fatto di orientamento sessuale, quali ‘eterosessuale’ e ‘omosessuale’, non sono efficaci per descrivere l’estrema variabilità che le persone possono riscontrare nel corso della loro vita. Anche l’orientamento sessuale, dunque, si articola su un continuum che ha sì l’omosessualità e l’eterosessualità ai suoi estremi, ma che prevede numerosissime sfumature al suo interno.

La dimensione dell’identità sessuale è assolutamente centrale nell’esperienza umana e la consapevolezza legata ad essa passa, in gran parte, attraverso la socializzazione con i familiari e i pari e il confronto con i modelli di comunicazione e consumo e i percorsi educativi e formativi. È, quindi, opportuno che i ragazzi e le ragazze abbiano lo spazio e le occasioni per sperimentare i propri desideri e progetti di vita al di fuori dei confini ‘normativi’ e dei modelli culturali dominanti (Gamberi, Maio e Selmi, 2010).

A scuola, ciò è realizzabile proponendo diverse attività. Ne è un esempio il percorso descritto di seguito, tratto dalla guida Creating Safe Space for GLBTQ Youth: A Toolkit messa a disposizione dall’organizzazione Advocates for Youth.

 

ATTIVITÀ Come creare spazi sicuri per i giovani LGBT

Questo insieme di attività, da realizzare nel corso di più momenti, si propone, innanzitutto, di far comprendere agli studenti l’impatto negativo che l’omofobia e la transfobia, il pregiudizio e la discriminazione possono avere su un giovane LGBT—le conseguenze vanno dalla dispersione scolastica al suicidio—e, in seconda battuta, di prendere una posizione in ottica di giustizia sociale.

 

FASE 1. Creare accordo all’interno del gruppo

Scopo della prima fase è quello di stabilire un codice di comportamento condiviso dal gruppo in modo che ogni partecipante si senta libero e possa fare affidamento sugli altri membri del gruppo.

In questa fase occorre spiegare agli studenti che, siccome discuteranno di argomenti delicati, il gruppo deve poter concordare in merito ad alcune regole che dovranno venire proposte, e annotate, direttamente dagli studenti (in caso non emergessero, l’insegnante potrebbe suggerire altre regole fondamentali, quali il rispetto, la riservatezza, l’apertura alle opinioni altrui, un approccio non giudicante, l’accettazione, etc.).

 

FASE 2. “Chi sono?”

Scopo di questa attività è quello di far riflettere gli studenti sulla propria identità e su come gli atteggiamenti discriminativi influenzano le loro vite.

  1. L’insegnante comincia spiegando che ogni individuo è parte di differenti gruppi sociali, ovvero gruppi di persone accomunati da qualche aspetto (la preferenza per un tipo di serie TV, ad esempio, o il tipo di scuola che si frequenta), ma anche di gruppi sociali più ‘grandi’, basati sull’identità di genere, l’etnicità, lo status socio-economico, il credo religioso, l’età, l’orientamento sessuale, etc.
  2. L’insegnante chiede agli studenti, dopo aver fornito una breve descrizione, di riflettere sui seguenti gruppi sociali: genere, etnia, background economico, religione, interessi, età, orientamento sessuale. Chiede poi loro di scrivere—o, in caso non si sentissero a proprio agio, di pensare—a quale gruppo appartengono e come vi si identificano.
  3. Il passo successivo è pensare, in gruppo, a come l’appartenenza a certi gruppi sociali porti benefici o rappresenti un ostacolo sociale, soprattutto in caso di gruppi non dominanti.

 

FASE 3. Introduzione all’orientamento sessuale

L’obiettivo è quello di far comprendere agli studenti le problematiche affrontate dalle persone omosessuali o bisessuali e di promuovere un sentimento di accettazione e rispetto per tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

  1. L’insegnante comincia l’attività leggendo agli alunni il breve racconto ‘Come ci si sente a essere diversi’.

 

Pensa a un mondo molto diverso da quello in cui viviamo, un mondo in cui sei eterosessuale, ma tutti gli altri non lo sono. In questo mondo, quasi tutti gli studenti e i docenti della tua scuola sono omosessuali. Tutti i tuoi amici e i membri della tua famiglia sono omosessuali, la maggior parte dei medici, avvocati, politici e leader lo sono. Anche le celebrità sono tutte omosessuali. In questo mondo, tutti i libri e i programmi televisivi rappresentano personaggi omosessuali, e i matrimoni sono legali solo per le coppie omosessuali.

Naturalmente, ci sono persone eterosessuali, ma sono ridicolizzate e disprezzate perché di loro si pensa che siano malate e ossessionate dal sesso, che siano spesso malate di HIV e che le donne rimangano facilmente incinte. Gli amici ti hanno anche detto che le persone eterosessuali abusano spesso dei bambini e che non hanno morale.

In questo mondo, le persone eterosessuali possono venire licenziate dal posto di lavoro e i bambini allontanati dalle famiglie e da casa.

È tutto molto agghiacciante, soprattutto perché stai cominciando a pensare che potresti essere eterosessuale tu stesso. Più di qualsiasi altra cosa al mondo, desideri essere amato dai tuoi genitori, che ti accettino per come sei. Ma cosa penserebbero se dicessi loro che sei eterosessuale? Il solo pensiero di confessarlo—a qualsiasi persona—ti fa stare male. A chi ti potresti rivolgere? I tuoi fratelli parlano in continuazione di quanto sia carino il capitano della squadra di calcio e tua sorella ha una cotta per la rappresentante di classe. Desidereresti avere una cotta per qualcuno del tuo stesso sesso, ma di fatto non è così! Sono le persone dell’altro sesso che ti attraggono, ma nessuno in famiglia condivide questi sentimenti—di fatto, nessuno che tu conosca li condivide—e per questo continui a nasconderli. Nel tuo profondo sai che, se qualcuno scoprisse chi veramente sei, ti ridicolizzerebbe o, cosa ancora peggiore, potrebbe non amarti più!

A volte pensi che dovresti confidare questo segreto a qualcuno. Spendi ore a pensare a chi. Hai ricordi d’infanzia di quando i tuoi genitori facevano delle pesanti battute sugli eterosessuali, e tutti ne ridevano. Quindi non puoi dirlo in famiglia. In classe ti hanno sempre detto che è naturale e sano avere un’attrazione per qualcuno del tuo stesso sesso. Tutto questo ti fa pensare che i tuoi sentimenti non possono essere normali e che nessuno può aiutarti.

Ti senti molto isolato e impaurito. Non sai cosa fare. A chi ti puoi rivolgere? Non puoi parlarne a casa, a scuola ti senti insicuro, non credi che i tuoi amici possano supportarti. Questo segreto di divora da dentro, divora la tua autostima e, dopo un po’, cominci a odiare ciò che provi e, alla fine, a odiare te stesso.

 

  1. Dopo la lettura, l’insegnante pone le seguenti domande di discussione agli studenti:
    1. Come ci si sentirebbe a dover nascondere qualcosa di così importante e naturale come il proprio orientamento sessuale?
    2. Come vi sentireste a dover nascondere agli altri il vostro genere e il vostro orientamento sessuale? Che impatto avrebbe sulla vostra vita?
    3. Quali sono le prime nozioni che avete appreso rispetto all’omosessualità? Da chi le avete apprese? Avevano una connotazione positiva o negativa?
    4. Avete appreso qualcosa di nuovo, oggi, che ha cambiato la vostra opinione nei confronti della comunità LGBT?

 

FASE 4. Cosa si può fare per creare uno spazio sicuro?

L’obiettivo, in questo caso, è quello di sensibilizzare gli studenti rispetto all’impatto negativo dell’omofobia e ai modi che possono utilizzare per arginarla.

  1. L’insegnante inizia ponendo la domanda: “Perché è così importante farsi avanti quando si assiste a un atto discriminatorio nei confronti di se stessi o degli altri?” Una riflessione potrebbe essere fatta rispetto al bisogno di avere delle persone dalla propria parte, soprattutto in situazioni di malessere o quando qualcuno ci manca di rispetto o ci emargina.
  2. Dopo questa iniziale e generale riflessione con gli studenti, l’insegnante suddivide gli alunni in diversi gruppi e chiede loro di lavorare a una breve rappresentazione, di cinque minuti circa, a partire da una delle seguenti situazioni discriminatorie nei confronti di alcune persone in base al loro orientamento sessuale o espressione di genere—ogni scena dovrebbe terminare con una presa di posizione positiva nei confronti della persona discriminata:
    1. Marco è un ragazzo di 16 anni. Ha dichiarato di essere omosessuale da almeno un anno. Durante la lezione di storia, un altro studente lo chiama “frocio”. Marco alza la mano e riporta l’accaduto al docente. L’insegnante di storia si lamenta con Marco per il fatto che ha interrotto la lezione e che l’incidente non dovrebbe più ripetersi. Siete compagni e amici di Marco e avete assistito alla scena. Cosa fate per reagire?
    2. Letizia è una ragazza di 15 anni. Letizia pensa di essere innamorata di Daniele, un giocatore della quadra di pallavolo della scuola, ma sente di provare una crescente attrazione per Stefania, una giocatrice della squadra femminile. Prova per Stefania ciò che provava prima per Daniele. Letizia è confusa e racconta la situazione alla sua migliore amica, la quale promette di mantenere il segreto, ma in realtà spiffera tutto ai compagni di classe. Stefania non parla più con Letizia, Daniele rompe la sua relazione con lei e la insulta dandole della “lesbica”. Letizia viene insultata anche dai compagni quando passa loro accanto. Ora si sente completamente sola e non sa cosa fare. Siete un gruppo di amici che conoscono molto bene Letizia e assistete a uno degli insulti per il corridoio. Cosa potete fare per porre fine alla situazione?
    3. Cristian torna a casa per l’estate dopo il primo anno di università all’estero, anno nel quale è diventato il presidente di un gruppo di studenti attivisti LGBT. Per molto tempo, Cristian si è sentito fuori posato e si è identificato maggiormente con le sue amiche che con i ragazzi della sua età. Dopo un periodo alla ricerca di se stesso, trova finalmente la propria identità: transgender. Una volta a casa, Cristian parla con i genitori e dice loro di volersi chiamare Cristina. I suoi genitori reagiscono duramente e le dicono che si tratta solo di una ‘fase’. Cristina si sente tradita e scappa da casa per riflettere. Siete amici di lunga data di Cristina. Lei si avvicina a voi per trovare supporto, raccontandovi tutto. Cosa le dite, per accettarla e per aiutarla con i suoi genitori?
  3. Dopo averla preparata, ogni gruppo rappresenta la propria scena di fronte all’intero gruppo. In seguito a ogni rappresentazione, l’intero gruppo riflette rispetto a ciò che è successo, a come ogni studente si è sentito nell’assistere alla situazione di mancato rispetto e alla presa di posizione di chi si è posto a difesa del discriminato e cos’altro potrebbe essere fatto se la situazione si presentasse realmente.
  4. La riflessione finale dovrebbe riguardare l’importanza di prendere posizione a fronte delle ingiustizie discriminatorie nei confronti delle differenze, di qualsiasi tipologia esse siano.

 

Riferimenti bibliografici