Storytelling con i puppets

"Non si può manovrare una marionetta con un solo spago". Frank Herbert

Un possibile strumento per sostenere la narrazione sono i puppets. I puppets sono burattini, personaggi che servono ad animare le storie che vengono raccontate. Possono essere piccoli o grandi, realistici o meno, usati dagli insegnanti o direttamente dai bambini.

Aiutano a rendere più vividi i dialoghi, permettono di identificarsi con i personaggi di una storia e di riprodurne le voci. Aiutano anche bambini e ragazzi a superare alcune difficoltà, a mettersi in gioco in prima persona, poiché il puppet fa da mediatore: gli alunni possono parlare e agire attraverso di lui.  Per questo motivo vengono spesso utilizzati nell’apprendimento delle lingue straniere… ma non solo.

Una possibilità è quella di integrare i puppets nelle lezioni frontali in modo che l’insegnante possa proporre in modo più realistico dialoghi ed interazioni che poi i bambini imparano a riprodurre. Questo video offre un esempio oppure potete leggere le slide che Jim Robinson ha presentato al Convegno Didattiche.2016.

Un’applicazione particolare di questa modalità si trova nel metodo Artigal che prevede di usare il corpo per simulare dei puppets con dita e mani e che possono quindi essere a “portata di mano” sia degli insegnanti che dei bambini per raccontare in modo condiviso piccole storie.

Un’esperienza molto diversa, ma che si avvale comunque dei puppets, è quella del National Theatre di Londra, che propone i puppets come una modalità di narrazione collaborativa: per la sua dimensione a figura umana intera, il puppet necessita di tre persone per essere mosso e quindi una negoziazione sulle azioni da fargli compiere (in questo video potete vederne un’applicazione). Grande attenzione può qui essere dedicata al gesto e alle sue parti, come modalità di espressione alternativa o comunque complementare alla parola.