Quanto nei sai di Neuroscienze?

La settimana scorsa vi abbiamo proposto un quiz per mettere alla prova la vostra conoscenza relativamente al tema “Neuroscienze“.

Di seguito trovate le domande e le risposte, derivanti dall’attuale ricerca psicologica e neuroscientifica, seguite dalle tendenze dei vostri dati ad oggi (15 maggio 2017, 123 risposte).

 

Primo quesito

Gli studenti apprendono meglio quando il formato dei contenuti di apprendimento (es. uditivo, visivo, cinestetico, etc.) corrisponde al loro stile di apprendimento.

Falso: Si tratta di una questione controversa. Le persone percepiscono le informazioni attraverso diversi sensi e in diversi formati, ma non necessariamente la didattica è più efficace quando la modalità di insegnamento corrisponde esattamente al modo di apprendere di ciascuno studente. Inoltre, le varie concettualizzazioni di “stile di apprendimento” e “intelligenze multiple” non sono ancora state vagliate rigorosamente. Questo non mette comunque in discussione il fatto che l’insegnamento differenziato e multisensoriale è spesso una delle più efficaci pratiche dell’insegnamento.

Rispetto a questo argomento, vorremmo approfondire maggiormente la risposta proposta.

La maggior parte delle tassonomie relative agli stili di apprendimento classificano gli individui in gruppi presumibilmente distinti, molti basati sulla prima teorizzazione moderna della personalità intrapresa dallo psichiatra e psicoanalista Carl Jung (1964).

L’ipotesi che le persone possano essere raggruppate in diverse categorie di apprendimento in base alle loro preferenze nel ricevere ed elaborare le informazioni, tuttavia, ha ricevuto poco sostegno da studi oggettivi (Druckman e Porter, 1991), ma questa mancanza di sostegno non ha attenuato la popolarità di tale ipotesi.

Un’ipotesi rischiosa legata agli stili di apprendimento, in particolare, affiora frequentemente nella letteratura educativa. Si tratta della meshing (o matchinghypothesis per la quale l’insegnamento dovrebbe avere una corrispondenza esatta con lo stile di apprendimento di uno specifico studente. Approfondiremo ulteriormente questo argomento la prossima settimana, quando parleremo di Universal Design for Learning.

Occorre, inoltre, distinguere fra gli stili di apprendimento e le preferenze di studio, ovvero il fatto che, se richiesto, gli individui indicheranno una preferenza relativa alla ricezione delle informazioni e allo studio. Tali preferenze, tuttavia, non hanno un’implicazione diretta sulle pratiche di insegnamento (Pashler et al., 2009).

L’evidenza scientifica dovrebbe documentare una specifica interazione tra il metodo di insegnamento e lo stile di apprendimento di un individuo che rafforzi e migliori quest’ultimo. Naturalmente, è innegabile che l’insegnamento ottimale sia differente per i vari studenti, ma esso è maggiormente influenzato dal background educativo del singolo. La costruzione di “nuova” conoscenza, infatti, si basa, fra gli altri fattori, sui “vecchi” concetti, sulla conoscenza pregressa (McNamara et al., 1996).

Anche se i dati proveniente dalla ricerca attuale non supportano l’ipotesi degli stili di apprendimento, va sottolineato che lo stesso tipo di insegnamento non può funzionare in tutti i contesti e con tutti gli studenti. L’insegnamento ottimale varia per disciplina e per contenuto. Inoltre, è indubbio che un determinato studente possa beneficiare, a volte, di una modalità di presentare un concetto rispetto ad un’altra. L’obiettivo primario dell’insegnamento, tuttavia, dovrebbe essere quello di identificare e proporre esperienze, attività e sfide che migliorino l’apprendimento di tutti gli studenti.

Per approfondire.

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Secondo quesito

Una disabilità relativa all’apprendimento associata a differenze genetiche nel cervello può essere compensata attraverso interventi educativi durante gli anni di scuola.

Vero: L’esperienza ha un grande impatto su come il cervello – persino quello di individui con DSA o disturbo dello spettro autistico – cambia nel tempo.

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Terzo quesito

I bambini devono acquisire la lingua madre prima di apprendere una seconda lingua. Se ciò non avviene, non apprenderanno appieno alcuna delle due lingue.

Falso: Il cervello umano cambia costantemente durante l’arco della vita in risposta alle esperienze e all’allenamento. Le lingue vengono apprese più facilmente durante l’infanzia, ma le persone possono imparare una nuova lingua anche più tardi. Apprendere una nuova lingua da adulti può, anzi, mantenere la mente agile.

Per approfondire.

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Quarto quesito

Le differenze nella dominanza degli emisferi (cervello sinistro, cervello destro) può aiutare a spiegare le differenze individuali nell’apprendimento degli studenti.

Falso: La nozione di emisfero, sinistro o destro, “dominante” che porti a delle differenze nelle abilità linguistiche o spaziali deriva da alcuni studi degli anni ’60 su adulti i cui emisferi erano stati chirurgicamente divisi per curare gravi casi di epilessia. Tipicamente, entrambi gli emisferi agiscono in concerto, e le aree associate a compiti spaziali o di altro tipo si trovano in entrambi gli emisferi.

Per approfondire.

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Quinto quesito

Gli studenti utilizzano diversi tipi di memoria per andare in bicicletta o ricordare un numero di telefono.

Vero: Il cervello si attiva in modi differenti per ricordare diverse cose. Richiamare alla mente dei fatti attiva l’ippocampo e il lobo temporale, mentre compiti ripetitivi, che stimolano la memoria corporea, attivano la corteccia motoria.

Per approfondire.

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References

  • Druckman, D. e Porter, L.W. (1991). Developing careers. In D. Druckman e R.A. Bjork (Eds.), In the mind’s eye: Enhancing human performance. Washington: National Academy Press.
  • Jung, C.G. (1964). Psychological types: Or, the psychology of individuation. New York: Pantheon Books.
  • McNamara, D.S., Kintsch, E., Butler-Songer, N. e Kintsch, W. (1996). Are good texts always better? Interactions of text coherence, background knowledge, and levels of understanding in learning from text. «Cognition and Instruction», 14, 1–43.
  • Pashler, H., McDaniel, M., Rohrer, D. e Bjork, R. (2009). Learning styles. Concepts and evidence. «Psychological Science in the Public Interest», 9(3), 105-119.