L’insegnante e l’ambiente nella scuola Montessori

“L’educazione è un processo naturale effettuato dal bambino e non è acquisita attraverso l’ascolto di parole, ma attraverso le esperienze del bambino nell’ambiente.” Maria Montessori

Nel processo di insegnamento-apprendimento, affinché vi siano le condizioni per star bene a scuola e perché gli alunni partecipino e siano coinvolti, anche l’ambiente, con i suoi spazi, i suoi arredi e i suoi materiali, riveste un ruolo importante, come richiamato in modo esplicito nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione.

Anche per Maria Montessori, l’ambiente in cui il bambino si muove, fa esperienze e apprende è maestro (Colucelli e Petrantonio, 2017).

Oltre la maestra, anche l’ambiente scuola deve essere trasformato. L’introduzione del “materiale di sviluppo” in una scuola comune, non può costituire “tutto” il rinnovamento esterno. La scuola deve diventare il luogo dove il bambino può vivere nella sua libertà […]. (Montessori, 2000b)

L’ambiente montessoriano, che preferibilmente dovrebbe essere luminoso, ordinato e gradevole, viene allestito in modo da offrire diverse attività possibili che coprono cinque aree:

  1. Attività di vita pratica per lo sviluppo dell’indipendenza, del senso di sé e di competenza, quali attività di cura della persona e dell’ambiente, attività concrete (es. cucina, falegnameria, etc.) e attività di sviluppo della motricità fine.
  2. Attività di educazione sensoriale per il coinvolgimento di tutti i sensi; in tal senso, anche l’educazione musicale è parte integrante della formazione del bambino il quale dovrebbe avere l’opportunità di ascoltare musica e provare a suonare degli strumenti semplici.
  3. Attività di matematica e di linguaggio per le quali, oltre ai materiali di autosviluppo, andrebbe predisposto dall’insegnante del materiale ad hoc in base agli interessi manifestati dai bambini.
  4. Attività culturali relative ad altri ambiti del sapere (es. botanica, zoologia, storia dell’arte, etc.).
  5. Attività che consentano la libera espressione del bambino in senso artistico. Certo, la formazione, i gusti personali e l’opinione generale di Maria Montessori risultano molto distanti dalla sensibilità artistica “moderna”, tuttavia anche nelle classi montessoriane gli alunni devono poter dare libero sfogo alla loro espressione emotiva e, per questo, potersi cimentare con diverse tecniche artistiche.

L’ambiente, dunque, non accentra l’attenzione su un unico punto, sia esso la cattedra, la lavagna o la LIM, bensì sui materiali di sviluppo disposti in tutta la classe e sempre a disposizione degli studenti.

Un altro aspetto da tenere in considerazione, data l’attualità del tema, è la tecnologia. Spesso si ritiene che tecnologie digitali e metodo Montessori siano due mondi separati e inconciliabili. Eppure, benché i bambini abbiano certamente la necessità di sperimentare “sensorialmente”, ciò non esclude a priori l’utilizzo della tecnologia. È, anzi, necessario definire un nuovo modello in cui la tecnologia possa supportare e integrare l’apprendimento all’interno di un contesto montessoriano. Vi sono, infatti, delle competenze che possono essere sviluppate in un modo come nell’altro, quali la sequenzialità logica che è la stessa sia nell’utilizzo di un materiale strutturato che nell’attività di coding, ad esempio.

Inoltre, l’esperienza manuale e l’interazione in prima persona, tanto care al metodo Montessori, si ritrovano nell’utilizzo di diversi prodotti della robotica (es. LEGO WeDo, Bee-Bot, etc.), progettati per essere autocorrettivi e per stimolare diversi sensi, tra cui il tocco, il suono e la vista. In questo modo, la tecnologia, se utilizzata responsabilmente e con finalità chiare e non in maniera sostitutiva, diventa uno strumento utile all’apprendimento, pari ai materiali sensoriali.

Il compito di allestire l’ambiente è affidato all’insegnante il quale conosce i materiali e i bisogni dei suoi alunni. Il suo ruolo è quello di un osservatore attivo e partecipe, nel senso che lascia al bambino la possibilità di scegliere autonomamente e spontaneamente le attività e la loro durata, ma è pronto a intervenire in caso di necessità, per rimuovere ostacoli o proporre nuovi sviluppi.

L’adulto deve dare e fare quel tanto che è necessario affinché il bambino possa umilmente agire da solo: se fa meno del necessario, il bambino non può agire utilmente; se l’adulto fa più del necessario, e perciò si impone o si sostituisce al bambino, spegne i suoi impulsi fattivi. (Montessori, 2000a).

 

Riferimenti bibliografici

  • Coluccelli S. e Pietrantonio S. (2017). Il metodo Montessori oggi. Trento: Erickson.
  • Montessori M. (2000a). Il bambino in famiglia. Milano: Garzanti.
  • Montessori M. (2000b). L’autoeducazione nelle scuole elementari. Milano: Garzanti.