La scuola come civic center

«La scuola, come luogo fisico, diventerà un ambiente di interazione allargata e di confronto, che mano a mano supererà gli spazi tradizionali dell’aula e dei corridoi. La immaginiamo come un vero e proprio Hub della conoscenza. Aperto agli studenti e alla cittadinanza, centro di coesione territoriale e di servizi alla comunità, un vero e proprio centro civico.»

Con queste parole, nel 2012, l’allora Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo delineava un modello di scuola  aperta e contigua al territorio, ispirato al pensiero di John Dewey, che aveva esempi concreti nel movimento americano delle open schools e delle community schools.

Si tratta di una visione che affida alla scuola, accanto alla mission istituzionale di agenzia formativa, il ruolo di promozione culturale e animazione nei confronti del territorio di riferimento, con la funzione di ridurre il disagio sociale e l’abbandono scolastico, specie in contesti economicamente e culturalmente svantaggiati.

Nel nostro Paese questo modello ha trovato forme di diffusione che hanno dato corpo ad una delle idee del Movimento delle Avanguardie Educative, nota come “Dentro/Fuori la scuola” e che sostiene la concezione di un’istituzione scolastica intesa come “sistema aperto”, capace di allargare il proprio orizzonte formativo e operativo al contesto sociale, economico e territoriale e di esercitare verso di esso un ruolo attivo e propositivo.

Alleanza educativa fra scuola ed istituzioni del territorio, capacità di mettere al servizio della comunità sociale le competenze e la progettualità dell’Istituzione, ponendo al centro lo studente con la totalità dei suoi bisogni, sono le caratteristiche delle scuole che, adottando questa visione, stanno interpretando il ruolo di civic centers.

La nozione di apertura in questo modello non significa soltanto estensione dell’orario scolastico oltre i tempi del curricolo, ma anche corresponsabilità educativa con altre istituzioni del territorio in grado di operare in modo sinergico alla scuola e capacità di soddisfare le esigenze degli studenti in termini di opportunità formative e culturali che abbraccino il tempo libero e i bisogni dell’ambiente familiare. Si pensi, ad esempio, alle necessità di apprendimento linguistico espresse da famiglie di recente immigrazione, ai diversi bisogni delle famiglie monoparentali, alle esigenze di aggregazione qualificata in territori svantaggiati.

Il successo scolastico dello studente è, infatti, determinato non soltanto dalla qualità dell’offerta formativa curricolare, ma anche da numerose altre variabili di contesto, fra cui la possibilità di trascorrere il tempo libero in contesti di apprendimento informali, caratterizzati da proposte qualificate, ricchezza di relazioni sociali e anche dalla possibilità di vivere in famiglie rese più solide dal sostegno della comunità.

Questo dovrebbe essere il senso dell’apertura della scuola, non un adempimento formale, ma la realizzazione di una visione ampia attraverso una progettualità condivisa e strutturata sulla base dei bisogni del contesto accuratamente rilevati ed analizzati e di obiettivi comuni con tutti i soggetti ivi operanti.

Un simile modello si è scontrato fino ad oggi con la mancanza di risorse ed è rimasto appannaggio dei pochi Istituti che hanno potuto contare su particolari sensibilità di contesto, sull’appoggio degli Enti locali e del terzo settore.

Il Programma Operativo Nazionale 2014-2020 è tuttavia intervenuto a più riprese con azioni a supporto del modello sopra descritto.

Le due edizioni di “Competenze di Base” hanno infatti come finalità esplicita il rafforzamento delle competenze di base delle studentesse e degli studenti, allo scopo di compensare svantaggi culturali, economici e sociali di contesto, garantendo il riequilibrio territoriale e ridurre il fenomeno della dispersione scolastica.

Parimenti le due edizioni di “Inclusione sociale e lotta al disagio” hanno l’intento di promuovere progettualità atte a riequilibrare e compensare situazioni di svantaggio socio-economico in zone particolarmente disagiate, nelle aree a rischio e in quelle periferiche.

In entrambi i casi, sono finanziate azioni che, attraverso approcci innovativi, prevedano attività formative quali occasioni di apertura della scuola al territorio e in sinergia con lo stesso, oltre l’orario scolastico.

Si auspica che le scuole abbiano interpretato in questa direzione le opportunità offerte dal PON e che i progetti avviati abbiano moltiplicato e disseminato occasioni di arricchimento culturale a vantaggio di tutti gli studenti, ma in particolare delle fasce più deboli.

—Alessandra Rucci

 

Riferimenti bibliografici