La scuola oltre le sue mura

"[...] appare quanto meno urgente il richiamo alle agenzie intenzionalmente formative a stipulare tra loro un patto di ferro, una grande alleanza pedagogica." Franco Frabboni

Come sappiamo, il processo di apprendimento avviene in diversi contesti che non si riducono a quello scolastico, il contesto educativo formale per antonomasia. Vi sono, infatti, anche contesti educativi non formali, ovvero luoghi di aggregazione intenzionalmente educativi, le cui attività non sono istituzionalmente ‘certificabili’ (tutte le forme di associazionismo) e contesti educativi informali, che comprendono tutti i luoghi di esperienza del soggetto (dalla piazza, al cinema, etc.).

Molto spesso, questi canali educativi non comunicano fra di loro e creano così un sistema conflittuale determinato dal loro ritenersi autosufficienti e indipendenti rispetto agli altri sistemi educativi.

L’idea di un sistema educativo integrato mira ad attuare un modello formativo caratterizzato dall’integrazione e dall’azione sinergica dei vari soggetti istituzionali e culturali dell’educazione, che mantengono, tuttavia, la propria specificità formativa seppur agendo all’interno di progetti formativi condivisi.

In questo modo si smussa il primato educativo della scuola, che si confronta con i diversi luoghi dell’educazione, ossia con tutti i sistemi educativi non-formali e informali, a favore della creazione, per dirla con Frabboni, di un’‘aula didattica decentrata’ che offre una vasta gamma di possibilità formative.

La formazione del soggetto, infatti, non si riduce a quella formale scolastica, bensì si snoda lungo l’intero arco della vita e si nutre della collaborazione tra agenzie specifiche, ovvero la scuola, la famiglia, le istituzioni del territorio e l’associazionismo, che formano un vero e proprio ‘quadrilatero’ formativo in cui tutti i soggetti che vi concorrono, pubblici e privati (scuole, università, agenzie di formazione professionale, volontariato e privato sociale, imprese), hanno pari dignità.

 

[…] la scuola è chiamata a porre alla sua rotonda prevalentemente finalità cognitive; la famiglia a porre alla sua rotonda prevalentemente vissuti affettivi; gli enti locali a porre alla loro rotonda prevalentemente occasioni espressivo-creative; l’associazionismo a porre alla sua rotonda prevalentemente esperienze aggregative ed etico-sociali; il mondo del lavoro a porre alla sua rotonda prevalentemente cifre di collaborazione, di impegno e di solidarismo; le chiese a porre alla loro rotonda prevalentemente orizzonti di fede e di trascendenza. […] Non più una scuola corpo separato dalla maglia delle istituzioni formative e delle strutture sociali del territorio. Ma un sistema di istruzione che stipuli una comunicazione multipla con la città (borgata, quartiere, paese). Una relazione di scambio e di comunione dei reciproci beni culturali secondo la felice immagine di un sistema scolastico che esce quotidianamente nell’ambiente per elevare i suoi patrimoni e le sue risorse ad aule didattiche decentrate. Come dire, il <<mattone>> (la città) e il <<ciuffo d’erba>> (il paesaggio naturale) come segni di cultura, come alfabetieri linguistici e multiblocchi logici. Come primi libri di lettura, come primi abbecedari di comunicazione e di conoscenza. (Frabboni e Pinto Minerva, 2013)

 

Il ruolo della scuola è, quindi, un ruolo di sintesi cognitiva, avente la finalità di formare coscienze libere, critiche e creative e, nel suo rapporto di ‘scambio’ e ‘comunione’ con il mondo extrascolastico, modifica il suo tradizionale ruolo di agenzia educativa separata dal resto delle istituzioni formative e delle strutture sociali del territorio.

Gli enti locali, invece, cambiando il loro ruolo di semplice supplemento scolastico a favore di una programmazione-coordinamento delle risorse formative territoriali culturalmente più rilevante, promuovono occasioni espressivo-creative, orientano le grandi potenzialità dei giovani, e si occupano di promozione culturale e di sensibilizzazione alle pratiche di solidarietà.

Nella logica dell’integrazione, anche la famiglia e le associazioni acquistano un’esplicita valenza formativa che supera i tradizionali aspetti attribuiti a questi due soggetti, ovvero quello affettivo e quello ludico.

La promozione di vissuti affettivi da parte della famiglia incoraggia, da un lato, percorsi che portano l’individuo alla piena coscienza di sé e, dall’altro, che conducono allo spirito di convivialità, solidarietà e collaborazione.

L’associazionismo, che rappresenta il settore che si occupa del privato sociale, promuove esperienze aggregative ed etico-sociali. Esso svolge anche un ruolo di fondamentale importanza nell’ottica della promozione della ‘cultura delle differenze’ in quanto promuove l’intercultura come stile di vita in grado di valorizzare le potenzialità positive dei singoli e dei gruppi a vantaggio dell’intera collettività. Gli obiettivi principali delle varie agenzie addette all’associazionismo, sia laico che religioso, riguardano: la formazione, che promuove un’interazione socio-affettiva; la predisposizione di strutture e di ambienti adibiti ad attività specifiche; la messa a disposizione di contenuti che possano favorire la socializzazione e l’acculturazione.

Grazie all’interazione cooperativa di tutti i vertici del ‘quadrilatero’, ogni soggetto educativo rivede principi, metodologie e contenuti della propria offerta formativa, nell’ottica di essere una risorsa educativa al pari delle altre, complementare, interdipendente e integrante, con l’importante obiettivo della piena crescita e realizzazione dell’individuo che apprende.

 

Riferimenti bibliografici

Frabboni F. e Pinto Minerva F. (2013). Manuale di pedagogia e didattica. Roma-Bari: Laterza.