STE(A)M – Portare i giovani più vicini a scienza e tecnologia

“Dire ‘Devi superare lo stereotipo di genere’ è un condizionamento anche peggiore dell’altro. Dobbiamo dare ai nostri figli la libertà di potersi esprimere. Il pericolo, reale, è quello dell’eccesso, in un senso o nell’altro.” Dario Ianes

Come abbiamo ribadito più volte, viviamo in un’epoca di scoperte tecnologiche, di interazioni digitali, di un mercato del lavoro alla costante ricerca di figure formate in ambito scientifico-tecnologico. La società punta, dunque, all’educazione delle nuove generazioni in questo campo perché sviluppino un approccio consapevole alla ricerca e siano ideatrici di soluzioni innovative. Molto spesso, tuttavia, vi è un notevole gap fra l’educazione superiore e universitaria e ciò che viene realmente richiesto dal mercato del lavoro. Ciò che occorre nella formazione di nuove figure professionali, oltre a quelle già consolidate, sono competenze trasversali che riescano a connettere competenze scientifico-tecnologiche a competenze umanistico-relazionali in modo da poter dar vita a una professionalità completa e di qualità.

Con STE(A)M vengono indicati gli ambiti di studio legati a Science, Technology, Engineering, (Arts) e Math, ovvero scienze, tecnologia, ingegneria, arte e matematica. Inizialmente si è parlato molto di STEM—escludendo la categoria “arte”—facendo riferimento alla carenza di professionisti competenti negli ambiti altamente tecnologici e alla formazione inadeguata degli studenti in tali discipline. Successivamente, grazie a un’iniziativa di Georgette Yakman, la quale si è basata su una serie di studi che hanno dimostrato come una formazione artistica contribuisca a migliorare le performance scolastiche, anche l’arte è entrata a far parte dell’acronimo.

L’opinione generale è che l’insegnamento di tali discipline, attraverso un approccio interdisciplinare, può rendere l’apprendimento più significativo e stimolante e permette agli studenti di sviluppare le diverse competenze richieste dal mondo del lavoro.

Il CEDEFOP (Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale) ha stimato che, entro il 2025, in Europa ci sarà un incremento nelle assunzioni legate ad ambiti STE(A)M pari a 8.2 milioni di posti di lavoro. Non è detto, tuttavia, che i giovani laureati saranno in grado di saturare il mercato in crescita e molti potrebbero cambiare percorso di studi o addirittura abbandonarlo. Vi è, inoltre, una importante differenza fra le percentuali di studenti di materie scientifiche e tecnologiche nel mondo: in Asia, essa si aggira attorno al 20%, mentre in Europa si parla di circa il 2%.

Ma perché le discipline STE(A)M sono così poco popolari fra gli studenti? I fattori sono diversi. Innanzitutto, potremmo fare riferimento al modo in cui vengono insegnate in quanto vi è un gap notevole fra il mondo della ricerca e ciò che accade realmente in classe, e non tutti gli insegnanti potrebbero essere adeguatamente aggiornati. In secondo luogo, le informazioni riguardanti le competenze richieste per un dato lavoro sono spesso poche e poco accurate e, generalmente, vi è uno scarso coinvolgimento degli stakeholders (studenti, famiglie, insegnanti, etc.) nella ricerca, nello sviluppo e nell’innovazione in questi campi. Vi è, infine, una generale tendenza degli studenti a credere che si tratti di discipline complesse.

Stando alla ricerca, il gap nel rendimento nelle materie scientifiche emerge sin dalla scuola dell’infanzia e continua a crescere fino alla secondaria (Morgan et al., 2016). Quindi, se i bambini non ricevono una sufficiente esposizione ai concetti scientifici e significative opportunità di apprendimento informale nel periodo prescolare, allora entreranno alla scuola dell’infanzia con una scarsa conoscenza dei concetti base che sottostanno alle discipline STE(A)M e tale gap potrebbe accompagnarli per molti anni a seguire.

Vi è un altro gap importante da tenere in considerazione quando si parla di STE(A)M, ovvero quello relativo alla differenza di genere. Prendiamo, ad esempio, il caso dell’Italia, in cui solo il 12,6% delle studentesse sceglie di affrontare un percorso universitario in ambito scientifico o tecnologico e solo il 6,4% lavora nell’ICT (fonte Microsoft). Tale differenza è significativa e non va sottovalutata in quanto, molto spesso, sono gli stereotipi di genere a far sentire le giovani “meno capaci” dei ragazzi, quando non vi è alcuna evidenza a riprova di ciò. La tendenza, poi, ad avere meno donne impiegate nei settori STE(A)M contribuisce ad accentuare il gap di genere relativo ai salari, dato che, generalmente, tali professioni sono maggiormente retribuite. Meno donne scienziate, ingeneri o medici significa anche meno modelli femminili di riferimento, benché, nella storia, non ne manchino di certo.

 

 

Per far sì che gli studenti possano interessarsi alle discipline STE(A)M, i fattori da tenere in considerazione sono, ad esempio, la motivazione di genitori e insegnanti appassionati, l’interrelazione esplicita fra le varie discipline del curricolo, attività extrascolastiche accattivanti, la concretezza delle attività proposte (esperimenti, giochi che mettano in atto il pensiero critico, etc.). Un’ottima strategia è quella di far comprendere agli studenti come i principi fondamentali di alcune discipline, quali matematica, fisica, chimica, ingegneria e medicina, vengano applicati nella vita di tutti i giorni. Il tutto, mettendo in rete gli alunni e permettendo loro di scambiare idee e condividere progetti.

Come ricorda, in un’intervista, Annalisa Gatto, psicologa dell’infanzia e dell’adolescenza, tuttavia, va ricordato che le STE(A)M “non sono per tutti”: occorre prestare ascolto e accogliere i desideri e le necessità degli studenti e sempre tenere presenti le predisposizioni e i punti di forza dei singoli alunni, che non diventeranno tutti scienziati o informatici, offrendo loro il maggior numero di opportunità possibili per stimolare l’apprendimento e la conoscenza nelle diverse discipline.

 

Riferimenti bibliografici

  • P. L. Morgan, G. Farkas, M. M. Hillemeier e S. Maczuga (2016). Science achievement gaps begin very early, persist, and are largely explained by modifiable factors. In «Educational Researcher».